Diagnosi della parodontite

I protagonisti oltre ai batteri sono le cellule del sistema immunitario, che se alterate fanno sì che all’attacco batterico rispondano attivando dei meccanismi che portano al riassorbimento dell’osso.

E’ necessario, ai fini di un’accurata diagnosi, individuare quali e quanti batteri si annidano nelle tasche presenti in bocca

L’obiettivo di una corretta terapia parodontale diventa quindi di abbattere la carica batterica portandola al di sotto del livello soglia gestibile dal sistema immunitario.

A tal proposito in un percorso di diagnosi risulta fondamentale l’esecuzione di due test di laboratorio: uno microbiologico e uno genetico, entrambi assolutamente indolore. Il laboratorio di biologia molecolare fornisce dopo qualche giorno un report che illustra la presenza dei principali batteri. I dati sono raggruppati in due diagrammi a settore, quello di sinistra rappresenta la percentuale di batteri patogeni - cattivi - sui batteri totali presenti in bocca; il secondo diagramma, quello di destra, assegna invece il gruppo di appartenenza ai batteri patogeni, individuando quindi la categoria preponderante. Il test genetico, che viene ripetuto una sola volta, serve invece a calcolare la predisposizione personale.

Altro dato estremamente utile per elaborare la diagnosi è il sondaggio parodontale, detto anche cartella parodontale, ossia una “mappatura” di tutta la bocca che permette di valutare e monitorare nel tempo la situazione. In questa misurazione si valutano 6 tasche per dente, la presenza/assenza di sangue, pus, mobilità e l’entità delle recessioni gengivali.

La guarigione clinica, che si verifica solo se a monte è già avvenuta una guarigione da un punto di vista microbiologico, si manifesta con la chiusura delle tasche, la riduzione della mobilità e la scomparsa di sangue e pus. Ciò può essere verificato quindi ripetendo il sondaggio parodontale. Ultimo dato, ma non per questo meno importante, è costituito dalle immagini radiologiche : l’ortopantomografia - meglio nota come panoramica- e una serie di sedici “ lastrine “ endorali, più precise rispetto alla prima che mette in evidenza anche le strutture extra orali. Questo esame si definisce “status parodontale”.

Tutti i dati radiologici sono eseguiti con tecniche digitali, che permettono una maggiore precisione e una minore emissione di raggi x.

Con l’avvento delle TAC 3D ad alta risoluzione anche queste possono, in casi molto importanti e severi, dare un importante contributo alla diagnosi.

Una volta raccolti tutti questi dati, il parodontologo ha un quadro quanto mai completo e dettagliato della situazione, ed è dunque in grado di identificare il percorso terapeutico più idoneo possibile. In particolare grazie all’utilizzo degli esami microbiologici e genetici la terapia sarà veramente personalizzata e diventerà dal monitoraggio oggettivo. Il paziente infatti verrà definito guarito quando alla ripetizione del test microbiologico si verificherà di aver portato i batteri sotto il famoso “livello soglia”.

La terapia parodontale cosiddetta “convenzionale” è prettamente chirurgica, che segue nella maggior parte dei casi la fase di preparazione iniziale a carattere non chirurgico. Per preparazione iniziale, chiamata anche terapia causale, si intendono alcune manovre atte a preparare il paziente alla chirurgia e comprendono la motivazione igienica, l’ablazione del tartaro sopragengivale e successivamente una serie di pulizie approfondite sottogengivali chiamate levigature radicolari. Queste vengono eseguite, solitamente sotto anestesia locale, in 4 sedute da 1 ora distaccate di una settimana oppure in una sola seduta di durata maggiore. Alla fine di questo processo si programmano una o più chirurgie, che possono essere di diverso tipo ma tutte col fine di ridurre la profondità delle tasche.

Successivamente si entra nel protocollo di mantenimento, che va seguito strettamente al fine di stabilizzare i risultati raggiunti.

Esiste anche una terapia minimamente invasiva, biologicamente guidata, che si pone come obiettivo primario l’eliminazione dei batteri causa di parodontite e quindi il suo trattamento alla base

E’ una terapia strettamente non chirurgica, basata sull’utilizzo del microscopio operatorio e del laser ad alta potenza per garantire una completa eliminazione del tartaro e una profonda decontaminazione dai batteri presenti nelle tasche. E’ una terapia indolore, eseguita nella maggior parte dei casi senza anestesia, che si completa quando il test microbiologico mostra una quota di batteri capace di essere gestita dal sistema immunitario del paziente. Successivamente alla guarigione microbiologica, che si ottiene nel giro di qualche settimana, seguirà la guarigione clinica, ossia la chiusura delle tasche, scomparsa di sangue e pus, etc. Infine grazie al programma di mantenimento che verrà messo a punto sarà possibile mantenere i risultati ottenuti ed evitare la comparsa di recidive, grazie anche alla ripetizione annuale del test microbiologico.

Esiste anche una terapia minimamente invasiva, biologicamente guidata, che si pone come obiettivo primario l’eliminazione dei batteri causa di parodontite e quindi il suo trattamento alla base

Uno dei punti cardine della terapia della parodontite, prima di cominciare a trattare attivamente la patologia, è fare un passo indietro, ossia una accurata e approfondita diagnosi, fondamentale punto di partenza per ogni trattamento medico. Per poter effettuare una corretta diagnosi di parodontite e quindi elaborare un piano di cura ad-hoc è necessario effettuare una serie di procedure:

1. Esame Clinico parodontale (sondaggio);

2. Test microbiologico;

3. Test genetico;

4. Esame radiologico;

La prima procedura è l’ “Esame Clinico Parodontale” - o sondaggio - di tutta la bocca che consiste nel valutare le condizioni delle gengive analizzando il colore rosa se le gengive sono sane, rosso in caso di infiammazione, il volume, le gengive sono gonfie se infiammate, la posizione, le gengive possono ritirarsi causando la formazione di recessioni gengivali, la eventuale presenza di sanguinamento gengivale spontaneo o conseguente al sondaggio parodontale.

Valutiamo anche altri fattori quali ad esempio i  frenuli, ossia le inserzioni muscolari  che se trazionano troppo possono contribuire a provocare danni parodontali e vanno eliminati con l’aiuto del laser in modo semplice e rapido.

Rileviamo quindi attraverso il sondaggio la profondità della tasca (6 valori per dente), l'eventuale presenza di recessioni, sanguinamento, pus e l'eventuale mobilità. Con il sondaggio delle tasche quindi teniamo sotto controllo le variazioni di profondità e la presenza di infiammazione. Il nostro obiettivo sarà quello di portare la profondità delle tasche ad un livello che ne permetta la pulizia domiciliare, ossia 3-4 millimetri massimo.

Il test microbiologico è un test semplice, veloce e indolore, che analizza il DNA di alcuni dei batteri nemici. Attraverso questo test ci è possibile conoscere quali batteri popolano le tasche e in quale percentuale si collocano nella parte blu (batteri buoni) e nella parte rossa (batteri cattivi) della torta.

Analizzando i “cattivi” sappiamo quali armi usare. Ad esempio  e ci sono batteri per cui puo' essere necessaria ed efficace la terapia farmacologica e antibiotica. Analizzando i “buoni” possiamo capire come aiutarli eventualmente con l'ausilio di integratori o probiotici.

Questo test è una delle scelte più importanti, in quanto diventa fulcro della terapia. Come già detto la parodontite è una infezione batterica e l’obiettivo della terapia diventa, in modo molto logico e lineare, abbattere la carica batterica cattiva portandola al di sotto di un livello “soglia” che il sistema immunitario può tollerare.

Secondo test è quello genetico, che ci permette di conoscere la personale predisposizione alla malattia. Anche questo è un test veloce, indolore e semplice. L’esame genetico, eseguito con quello microbiologico, ci fornisce informazioni sulle " armi di difesa", cioè sul nostro sistema immunitario;  ci permette di capire quel'è l'entità della predisposizione alla malattia.

Analizziamo anche un altro fattore importante, ossia la possibile alterazione al recettore della vitamina D (VDR). Se questo fattore è alterato geneticamente, è possibile evidenziare anche il rischio di sviluppare l’osteoporosi! E’ quindi un test fondamentale valutare il rischio di insorgenza o di ripresa ed aggravamento della malattia.

Passo successivo ai test, sarà lo status radiografico, cioè indagine radiografica mirata per gruppi di denti, in totale 16 lastrine, che ci consente di vedere l'anatomia ossea e parodontale di TUTTI gli elementi dentari.

Con le lastrine analizziamo la condizione ossea, la presenza di lesioni ossee parodontali (difetti) e formuliamo un piano di trattamento per ottenere anche la guarigione ossea. Inoltre analizziamo i denti, quindi presenza di carie, infezioni dentali come ad esempio i granulomi o altro.

Problematiche che possono essere correlate o meno alla parodontite. Un'otturazione incongrua, con un bordo che fa fermare cibo e ostacola la pulizia a casa, va risolta prima del trattamento parodontale, così come le estrazioni di elementi irrecuperabili e la rivalutazione di tutte le corone e i ponti.

Ci possono essere inoltre problematiche non correlate alla parodontite come infezioni ai denti per cui è necessario un trattamento canalare o delle carie "lontane" dalla gengiva che possono essere scorporate dalla terapia parodontale.  

Ed inoltre, siccome i batteri si possono trasmettere facilmente, è nostra prassi fare anche un controllo gratuito al compagno/compagna perché talvolta si sono verificate delle recidive poco tempo dopo la terapia, causate da un “ritorno” dei batteri conseguente a trasmissione a partenza del partner.

Una volta raccolti tutti questi dati sarà possibile valutare in modo accurato la patologia e valutare bene come trattarla, capendo anche come riabilitare in modo corretto la bocca per permettere al paziente di mangiare e sorridere al meglio!

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I sintomi della Piorrea

La malattia parodontale spesso può essere molto subdola e portare alla perdita anche precoce dei denti. Bisogna quindi fare attenzioni ai suoi numerosi segni e sintomi. Il più significativo e precoce è il sanguinamento gengivale, da non trascurare! Così come la mobilità o la forte alitosi sono segni ormai di una parodontite già in atto!

Diagnosi della parodontite

Il primo e più importante passaggio per una terapia efficace e corretta è senza dubbio una diagnosi approfondita. Dopo questo passaggio è possibile attuare varie tipologie di cure a seconda delle scelte del parodontologo di riferimento. La base è sempre la terapia meccanica di rimozione del tartaro alla quale si può affiancare la chirurgia oppure l’utilizzo del LASER.

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I centri Microdent adottano una terapia parodontale minimamente invasiva dai risultati validati oggettivamente grazie ad accurate analisi di laboratorio. I valori aggiunti sono una approfondita diagnosi seguita da una terapia di tutta la bocca con l’ausilio del microscopio e del Laser a neodimio, più potente ma meno fastidioso dei “comuni” Laser a diodi.

Una storia lunga ormai 30 anni, fatta di passione per il proprio lavoro, amore per la tecnologia e con una sola missione: debellare la parodontite nei nostri pazienti con le tecniche meno invasive e più efficaci.

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